Il nuovo scenario dell'IT per la ricerca
Oggi quasi tutte le organizzazioni sono chiamate a innovare rapidamente sfruttando dati e intelligenza artificiale, gestendo contemporaneamente rischi operativi, di sicurezza e conformità. Questo è particolarmente vero per gli enti di ricerca, dove la competizione è elevata, l'utilizzo di dati sensibili è diffuso e il valore di una scoperta può essere enorme.
Il rischio che il lavoro svolto venga sottratto o sabotato è oggi più elevato che mai a causa delle crescenti tensioni geopolitiche e della diffusione dell'intelligenza artificiale generativa. L'AI offre agli attori malevoli nuove capacità per analizzare vulnerabilità, impersonare autorità fidate e sviluppare malware in modo rapido e su larga scala. Non sorprende quindi che fino al 97% degli istituti di istruzione superiore del Regno Unito abbia subito almeno un attacco informatico negli ultimi tre anni.
Oltre a facilitare l'accesso non autorizzato ai dati, la tecnologia sta anche democratizzando gli strumenti necessari per utilizzarli impropriamente. Lo stesso database che può contribuire allo sviluppo di un vaccino salvavita può essere sfruttato per progettare un'arma biologica. E con l'avvento del quantum computing, gli attuali sistemi di crittografia potrebbero non rappresentare più una protezione sufficiente: i dati possono essere intercettati oggi e decifrati in futuro.
Accanto alle minacce esterne, esiste poi il rischio di perdita dei dati da parte di utenti autorizzati che agiscono in buona fede. La promessa di una maggiore produttività può spingere ricercatori sotto pressione a utilizzare strumenti AI o dispositivi non approvati. Se i dati non sono adeguatamente protetti o gli strumenti ufficiali non rispondono alle esigenze operative, esiste il rischio concreto che informazioni sensibili vengano caricate su modelli pubblici o archiviate su dispositivi personali non protetti.
In sintesi, la ricerca si trova oggi ad affrontare una molteplicità di minacce digitali che fino a pochi anni fa nemmeno esistevano. Non sorprende quindi che enti regolatori e finanziatori richiedano standard di sicurezza sempre più elevati. Le conseguenze dell'inazione non si limitano al rallentamento dei singoli progetti, ma possono tradursi in sanzioni economiche, danni reputazionali e perdita di competitività.
Ad esempio, in Europa la non conformità al GDPR e all'AI Act può comportare sanzioni fino a 35 milioni di euro. La direttiva NIS2 classifica inoltre molte organizzazioni di ricerca come infrastrutture critiche, introducendo responsabilità dirette anche per il management. Negli Stati Uniti, il mancato rispetto del framework CMMC può impedire l'accesso ai finanziamenti del Dipartimento della Difesa, mentre la violazione delle normative NIH e HIPAA può portare alla sospensione di studi clinici, alla revoca di finanziamenti e all'esclusione da future opportunità di ricerca.