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Hai un problema con gli agenti AI

Erik Stiphout
Erik StiphoutLead Product Architect - Microsoft Security
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Se i tuoi team hanno accesso a Microsoft 365 Agent Builder, Copilot Studio o Agents Toolkit, puoi essere praticamente certo che i dipendenti più intraprendenti abbiano già creato tutta una serie di utili agenti per supportarli nelle loro attività.

Ed è un bene. Consentire alle persone di creare agenti le rende più produttive e aiuta a risolvere i problemi.

Ma si tratta di una tecnologia molto potente. E molte organizzazioni l'hanno implementata nei propri ambienti senza sufficienti controlli e meccanismi di tutela, creando notevoli criticità in termini di governance e sicurezza. Migliaia di organizzazioni si stanno esponendo a rischi significativi senza nemmeno esserne consapevoli.

La buona notizia è che affrontare questo problema potrebbe essere più semplice di quanto sembri inizialmente.

La forza lavoro che non hai mai selezionato


Gli agenti AI sono, di fatto, una forza lavoro nascosta all’interno dell’azienda. Forse non li incontrerai davanti alla macchina del caffè in un piovoso martedì pomeriggio, ma sono sicuramente presenti e al lavoro.

Gli agenti svolgono attività nell’intero ambiente IT, operando come assistenti, analisti, addetti al servizio clienti e molto altro. Interagiscono con dati, documenti, applicazioni e fogli di calcolo aziendali. Possono inviare e-mail, visitare siti web e raccogliere informazioni, esaminare dati finanziari e, in alcuni casi, prendere decisioni in autonomia.

Il numero di agenti nelle aziende sta crescendo a un ritmo sorprendente. Nel maggio 2026, Microsoft ha riportato, sulla base dei propri dati, una crescita di 15 volte su base annua degli agenti attivi nell’ecosistema M365 rispetto all’anno precedente. Nelle grandi organizzazioni, la crescita è stata di 18 volte.

Uno studio IDC sponsorizzato da Microsoft e pubblicato nel febbraio 2026 ha rilevato che l’80% delle aziende Fortune 500 utilizza agenti AI attivi, ovvero agenti che svolgono attività come redigere proposte, analizzare dati o individuare informazioni rilevanti. Non è chiaro quanti agenti siano mediamente operativi in un’organizzazione, anche se un sondaggio del dicembre 2025 condotto su 750 CISO ha rilevato una media di 37 agenti.

Per i dipendenti è inoltre molto semplice creare agenti e molte organizzazioni li incoraggiano attivamente a farlo. Man mano che le persone comprendono il valore di questi strumenti e acquisiscono maggiore sicurezza nel crearli, vengono sviluppati e messi in produzione sempre più agenti. In futuro, le organizzazioni ne avranno interi ecosistemi. Lo studio IDC ha infatti previsto che, entro il 2028, nelle aziende di tutto il mondo saranno presenti 1,3 miliardi di agenti.

Una nuova categoria di rischio


L'arrivo dell'AI agentica rappresenta indubbiamente un vantaggio netto sia per i singoli lavoratori sia per le aziende nel loro complesso. Ma introduce anche una nuova categoria di rischi relativi a sicurezza, governance e conformità normativa che molte organizzazioni faticano a gestire.

A differenza delle precedenti tecnologie di automazione, come gli strumenti di workflow automation, gli agenti possono prendere decisioni e compiere azioni in autonomia. Leggono, scrivono, inviano, modificano ed eliminano contenuti alla velocità di una macchina, spesso con un intervento umano minimo. Questo introduce alcuni rischi significativi. Per comprenderli meglio, consideriamo il seguente esempio.

Problemi relativi alle autorizzazioni


Un amministratore HR crea un agente per rispondere a una domanda che viene spesso inviata via email al reparto Risorse Umane: "Quanti giorni di ferie mi rimangono quest'anno?"

Per una scarsa consapevolezza dei rischi, l'amministratore concede all'agente l'accesso all'intera raccolta SharePoint delle Risorse Umane come "knowledge base", anziché a uno specifico foglio di calcolo che tiene traccia delle ferie annuali del personale. La raccolta contiene anche i contratti e gli stipendi di tutti i dipendenti dell'azienda.

Un dipendente interagisce con il bot e gli chiede se prendere giorni di ferie aggiuntivi possa influire sul suo bonus. Il foglio di calcolo delle ferie non contiene questa informazione, ma il bot consulta il contratto del dipendente e fornisce una risposta. Il dipendente si rende conto che il bot potrebbe essere in grado di rispondere a domande simili sugli stipendi dei colleghi.

La tentazione è troppo forte.

In pochissimo tempo, il dipendente riesce ad accedere a una grande quantità di informazioni private.

Gli strumenti e i processi di sicurezza tradizionali non sono progettati per i rischi dell'AI agentica

Per molti anni, gli strumenti e i processi dei Security Operations Center (SOC) si sono basati su un presupposto ragionevole: gli attori che generano telemetria sono esseri umani, fatta eccezione per gli attacchi DDoS.

Il personale addetto alla sicurezza cercava quindi segnali di comportamenti sospetti che potessero indicare attività anomale da parte di una persona, ad esempio:

  • più tentativi di accesso non riusciti
  • accessi da località insolite o in orari inusuali
  • tentativi di accedere a cartelle che normalmente non vengono aperte
  • download di grandi dimensioni
  • apertura di link verso siti web insoliti.

L'AI agentica mette in discussione questo approccio. Quando un'organizzazione ha decine, centinaia o addirittura migliaia di agenti che svolgono attività in autonomia, monitorare eventuali comportamenti sospetti diventa molto più difficile.

Riprendiamo il semplice esempio del bot HR a cui sono state assegnate autorizzazioni eccessive.

In passato, se una persona esterna alle Risorse Umane cercava di scoprire quanto guadagnassero i colleghi, la telemetria avrebbe mostrato attività chiaramente sospette, come tentativi di aprire siti SharePoint per i quali non disponeva delle autorizzazioni necessarie o, in caso di furto di credenziali, il download di file che normalmente non consultava.

Ma con un bot HR dotato di autorizzazioni configurate in modo inadeguato, come nell'esempio precedente, la violazione passa attraverso l'agente e non verrebbe segnalata come sospetta.

La seconda grande sfida è che gli strumenti di Managed Detection and Response non acquisiscono la telemetria specifica degli agenti.

Questi strumenti raccolgono segnali dagli endpoint, eventi di accesso relativi alle identità, minacce via email e dati di configurazione cloud. Ciò che non raccolgono è invece la registrazione delle attività relative a ciò a cui un agente ha avuto accesso, a ciò che ha inviato o modificato e alle istruzioni in base alle quali ha agito.

Senza questa telemetria, un agente può essere compromesso, indirizzato in modo errato o operare al di fuori dell'ambito definito senza che il team di sicurezza rilevi nulla di insolito, perché non sta monitorando la fonte dati corretta.

Dovremmo quindi vietare gli agenti AI?

Ovviamente no.

Questi strumenti sono semplicemente troppo utili e preziosi per poterne fare a meno. I team che utilizzano agenti AI riscontrano spesso miglioramenti significativi della produttività, risparmiano molto tempo e creano ambienti di lavoro ad alte prestazioni.

Anziché impedire ai propri team di creare agenti, i SOC devono adottare un approccio alla governance equilibrato e proporzionato. Oggi, troppe aziende hanno semplicemente aperto le porte agli agenti AI senza disporre di un piano coerente per gestirne i rischi.

Il punto di partenza è la visibilità. È necessario sapere che cosa fanno gli agenti e di quali autorizzazioni e accessi dispongono. Occorre poi definire una baseline di controlli che consenta di implementare gli agenti in modo sicuro e adeguatamente governato.
 Non esiste un’unica soluzione di sicurezza in grado di “risolvere” questo problema.

Si tratta piuttosto di adottare una strategia coerente. Fortunatamente, le organizzazioni che dispongono di una licenza Microsoft 365 E5 o E7 hanno già a disposizione gli strumenti necessari per farlo. Con i prodotti Microsoft è possibile adattare la propria postura di sicurezza per garantire che l’organizzazione sia pronta ad affrontare l’era agentica.

Gli agenti AI possono migliorare la produttività, ma senza visibilità, autorizzazioni con ambiti ben definiti e telemetria specifica per gli agenti possono creare seri rischi per la sicurezza, la governance e la conformità. Il primo passo è identificare gli agenti che operano nell’ambiente, chi ne è responsabile, a che cosa possono accedere e quali azioni possono eseguire. Occorre quindi definire una baseline di controlli proporzionata e un monitoraggio continuo. SoftwareOne può aiutarti a valutare la situazione attuale e a sviluppare un approccio pratico alla governance degli agenti AI in Microsoft 365.

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Autore

Erik Stiphout

Erik Stiphout
Lead Product Architect - Microsoft Security