2. AI: caos prima della chiarezza
L’AI rappresenta un’arma a doppio taglio per l’ottimizzazione dei costi. Da un lato, abilita capacità di ottimizzazione impossibili con gli approcci storici, deterministici. Dall’altro, genera aumenti di costo imprevedibili e, potenzialmente, nuovi problemi di governance.
Il 63% delle organizzazioni ora monitora la spesa AI, rispetto al 31% del 2024. Questo raddoppio indica la velocità del cambiamento. Tuttavia, dal punto di vista del valore, questa spesa AI è spesso aggiuntiva, non sostitutiva: aggiunge nuovi livelli di costo invece di rimpiazzare quelli esistenti. Le funzionalità GenAI sono ormai integrate nei software che le aziende già possiedono, e i vendor stanno aumentando i prezzi di conseguenza.
D’altro canto, le funzionalità di discovery e analytics basate su AI possono superare i metodi tradizionali basati su regole. Oggi possiamo utilizzare il machine learning per classificare quantità enormi di segnali di utilizzo, normalizzare dati rumorosi e far emergere opportunità di ottimizzazione che verrebbero perse su scala manuale.
Da anni consigliamo ai team ITAM di non “bollire l’oceano”. Lascia che gli esperti del tuo MSP gestiscano i vendor Tier 1 e il tuo team interno si concentri sui Tier 2. Storicamente, il Tier 3 veniva ampiamente ignorato perché lo sforzo manuale richiesto per gestire la long tail non valeva il ritorno. Ora, l’AI offre la scalabilità necessaria per affrontare finalmente il Tier 3, anche se rimane una soluzione in evoluzione più che un modello pienamente maturo.
La mossa strategica per il 2026 è adottare soluzioni agentiche e di AI cost optimization più velocemente di quanto i costi generati dall’AI possano comporsi.
3. Audit: valuta il tuo rischio
Il rischio di audit e l’esposizione finanziaria hanno raggiunto livelli che richiedono attenzione a livello executive, anche se il livello di rischio varia significativamente in base ai rapporti con i vendor.
Alcuni vendor ricorrono rapidamente a comunicazioni legali quando i clienti contestano i termini di abbonamento. Altri adottano un approccio diverso. Oracle continua a spingere sul pricing Java per dipendente, e Gartner prevede che un’organizzazione su cinque che utilizza Java sarà sottoposta ad audit nel 2026. SAP mantiene pratiche di audit rigorose. Microsoft, al contrario, si è in gran parte allontanata dagli audit tradizionali, consolidando i ricavi grazie ai modelli in abbonamento. AWS e Google non auditano i clienti per la conformità delle licenze di software di terze parti né partecipano ad audit richiesti da vendor.
Questo scenario eterogeneo è un ulteriore motivo per ottenere visibilità olistica sull’intero patrimonio IT, così da chiarire le relazioni con i vendor, affinare la strategia di audit, individuare situazioni di non conformità e identificare opportunità di ottimizzazione. Ogni giorno discutiamo questo tema con i clienti per aiutarli a comprendere chiaramente dove si posizionano rispetto al rischio audit. Non vogliono affidarsi alla buona volontà dei vendor: vogliono fatti e dati.
4. SaaS sprawl: obiettivi di governance
Le organizzazioni sottostimano sistematicamente il proprio livello di SaaS sprawl. Nella mia esperienza, molte aziende enterprise “pensano” di utilizzare tra i 500 e i 1000 vendor e applicazioni SaaS, per poi scoprire che il numero reale è più vicino a 1000–2000. Meno della metà delle licenze assegnate viene effettivamente utilizzata o è ancora collegata a persone che hanno cambiato ruolo o addirittura lasciato l’azienda, lasciando milioni di dollari all’anno bloccati in abbonamenti SaaS non utilizzati o sottoutilizzati. Oltre alle implicazioni sui costi, il SaaS sprawl rappresenta anche un rischio ampiamente riconosciuto per la proliferazione della shadow IT.
Monitorare questa spesa sta diventando più semplice poiché i cloud marketplace stanno ridefinendo il modo in cui il SaaS viene acquistato e governato. I marketplace creano una visibilità centralizzata in cui la governance può realmente funzionare. Il fattore di complicazione è che rendono anche l’acquisto di software privo di frizioni, quindi le organizzazioni possono ritrovarsi facilmente con più software, anche se riescono a monitorarlo meglio.
Nonostante ciò, controllare la spesa SaaS rappresenta un’opportunità immediata per l’ottimizzazione dei costi. Le cancellazioni di licenze e i downgrade di tier possono generare risparmi già al ciclo di fatturazione successivo, con alcune indicazioni che suggeriscono il recupero dell’8–15% della spesa SaaS mensile nelle prime 1–4 settimane.